Inverno 2026 – Preparati biodinamici: il cornoletame

Ciao,

È arrivato il momento di approfondire i preparati biodinamici, nello specifico il cornoletame, il corno silice e i preparati da cumulo. Il mio scopo, come sa chi è venuto in cantina o chi mi ha conosciuto altrove, è farvi avvicinare al mondo della biodinamica senza entrare in argomenti antroposofici, ma approfondendo gli aspetti pratici di questa tecnica agricola.

Partiamo dal cornoletame, anche conosciuto come preparato 500. Si tratta di un prodotto ottenuto dalla fermentazione di letame di vacca di alta qualità, contenuto in corna sempre di vacca che vengono interrate durante il periodo autunnale. Non si tratta di un concime, ma piuttosto di un attivatore della fertilità del suolo. Il cornoletame aiuta a rendere il suolo più spugnoso, favorisce l’attività microbica e la formazione di humus, migliorando l’assorbimento e la ritenzione idrica del terreno.

Ma come si prepara il cornoletame? Nel periodo preautunnale si raccoglie letame fresco di vacche allevate in regime biologico, materiale che viene inserito all’interno di corna sempre di vacche (che abbiano avuto almeno un parto, pare infatti che queste contengano meno calcio, siano quindi più porose) che vengono poi interrate a una profondità di almeno 1 metro. Dopo circa sei mesi il prodotto è pronto per essere utilizzato, ne risulta infatti un prodotto molto fine, soffice e di colore bruno scuro, senza odore e con un leggero profumo di humus. Il cornoletame si conserva in contenitori di ceramica o vetro, all’interno di una cassa di legno con sponde e coperchio ripieni di torba per isolarlo, e può essere utilizzato per circa un anno. La dose consigliata è di 100 grammi di prodotto per ettaro di terreno, da distribuire preferibilmente in giornate nuvolose, primaverili o autunnali.

Prima di essere spruzzato sul terreno, il preparato 500 va portato in maniera graduale alla temperatura corporea umana, 36 °C, poi va dinamizzato, ovvero mescolato con acqua preferibilmente acida e non clorata e sottoposto a un processo di agitazione che dura un’ora esatta. L’ideale sarebbe utilizzare quella piovana ma spesso si tratta di acqua con tracce di metalli pesanti, per questo noi preferiamo acqua addolcita di trivella, che proviene da falde sotterranee profonde. Per dinamizzare il preparato, si utilizza un contenitore cilindrico di rame o di legno e si crea un vortice, alternando il senso di rotazione per rompere il flusso creando il caos e incorporando ossigeno nel liquido.

Nello specifico, noi utilizziamo il preparato 500 in prossimità del periodo di massima attività radicale: nel periodo autunnale subito dopo la semina del sovescio e in primavera, dopo aver trinciato il sovescio e dopo averlo interrato. Se le condizioni lo permettono lo utilizziamo anche dopo alcune lavorazioni del suolo. Utilizziamo un dinamizzatore meccanico in rame da 250 litri per circa 5 ettari di terreno alla volta. Terminata la dinamizzazione, il preparato va filtrato (grossolanamente) e spruzzato sul terreno il più rapidamente possibile, nel tardo pomeriggio, quando il suolo è in grado di assorbire velocemente l’umidità. È importante che cada a gocce grossolane, in condizioni di non eccessivo freddo e/o siccità. Spero che questa spiegazione vi sia stata utile e vi abbia dato un’idea più chiara di come utilizzare questo importante preparato biodinamico! Nelle prossime newsletter approfondiremo il preparato 501, il 500P e per finire i preparati da cumulo.

A presto,
Pierpaolo Messina