Primavera 2026 – Preparati biodinamici: il cornosilice

Ciao a tutti!

Come vi avevo anticipato nella scorsa newsletter, oggi approfondiremo il cornosilice, conosciuto anche come preparato 501. Si tratta di un preparato fondamentale per l’agricoltura biodinamica, ed è importante considerarlo come il naturale completamento del cornoletame. I due, infatti, lavorano su polarità opposte: se il preparato 500 (il cornoletame, appunto) si concentra sulla vitalità del suolo, il 501 si rivolge alla parte aerea della pianta, accompagnandola durante la stagione primaverile ed estiva.

Ma come nasce questo preparato? Tutto inizia con la polverizzazione della silice, ovvero di cristalli di quarzo. Questa polvere finissima viene inserita in corna di vacca che vengono interrate per un periodo piuttosto lungo, dalla primavera fino all’autunno. Una volta estratto, il preparato viene conservato in barattoli di vetro ed esposto alla luce del sole. Il cristallo di diossido di silicio, per sua natura trasparente, si lascia attraversare dalla luce senza rifletterla; proprio per questo, dopo essere stato dinamizzato in acqua (esattamente come il 500), viene nebulizzato in gocce sottilissime sulle foglie, se ne usano solo 3 grammi/ettaro diluiti in acqua. L’obiettivo è portare una vera e propria “qualità luminosa cristallina” alle piante, stimolando così la fotosintesi clorofilliana e rendendole più forti.

I benefici sono tangibili: l’utilizzo del cornosilice migliora le qualità nutrizionali, il gusto, l’aroma e la conservabilità sia delle foglie che, soprattutto, dei frutti. Il suo utilizzo richiede però grande attenzione e deve seguire i progressi ottenuti con il preparato 500. Il momento ideale per la distribuzione è l’alba, quando la rifrazione della luce è più nitida. Di solito si interviene in primavera, quando le piante sono in pieno sviluppo verticale e spuntano le prime foglie, ma il trattamento può essere ripetuto anche durante l’allegagione, l’invaiatura e a ridosso della vendemmia, proprio per favorire la perfetta maturazione del grappolo. È inoltre un alleato prezioso per aiutare la pianta a riprendersi dopo una grandinata. 

Tuttavia, bisogna essere prudenti: il 501 non va mai somministrato a piante deboli o malate, ed è fortemente sconsigliato dopo lunghi periodi di siccità. Il rischio, infatti, è quello di aumentare troppo la traspirazione della pianta quando non c’è abbastanza acqua nel suolo per compensarla. Per questo motivo, nei nostri vigneti lo utilizziamo solo dopo aver registrato un preciso numero di millimetri di pioggia. Vivendo in una zona molto arida, spesso riusciamo a darlo in primavera sulle varietà più precoci come il Moscato, e in autunno sul Nero d’Avola. Fortunatamente, quest’inverno abbiamo avuto un ottimo approvvigionamento idrico, il che ci ha permesso, dopo tanti anni, di utilizzarlo su tutti i nostri vigneti.

A differenza del 500, che non ha controindicazioni, il preparato 501 se dato nel momento sbagliato può causare scottature alle foglie o indebolire la pianta. È un preparato che richiede grande spirito d’osservazione: bisogna quasi “sentire” il momento giusto prima di decidere di distribuirlo. Il 500 agisce sulle radici e il 501 sulle foglie, quindi le parti apicali: sono le parti più attive delle piante, dove c’è la maggiore proliferazione cellulare, il restante parte ha più a che fare con la “memoria” della pianta. Sulla base della mia esperienza e di quello che ogni anno tocchiamo con mano qui a Marabino,  i risultati sono davvero tangibili soprattutto quando abbiamo avuto la possibilità di utilizzare il preparato 501 a ridosso della vendemmia, completando delle maturazioni che hanno dato una succosità al frutto e un’energia al vino unica.

A presto,
Pierpaolo Messina