Ciao a tutti,
Finita la raccolta vorrei raccontarvi com’è andata quest’annata, perché gli ultimi dodici mesi sono stati caratterizzati da eventi meteorologici davvero estremi. In autunno, quasi un anno fa, le piogge sono state abbondanti e costanti: hanno cadenzato i mesi di ottobre e novembre con circa 150 millimetri. L’inverno non è stato da meno, con le precipitazioni concentrate soprattutto a gennaio. Questo, inevitabilmente, ci ha fatto tardare i lavori in vigna, in particolare le potature e gli innesti in campo per i nuovi vigneti. Forse ricorderete il cosiddetto ciclone Harry, fenomeno tropicale che si è abbattuto sul Mediterraneo occidentale e in particolare sulla Sicilia tra il 16 e il 23 gennaio di quest’anno.
Dall’autunno alla primavera è caduto un quantitativo d’acqua ben oltre le medie stagionali, superando abbondantemente i 400 mm. Per fortuna questo ha ridato alle nostre campagne, nel corso della primavera, un colore verde intenso che non si vedeva da tempo. Molti alberi da frutto erano rigogliosi e carichi di fiori, è stato davvero un bel risveglio. Per quanto riguarda i lavori in vigneto, terminate le potature e trinciati i sovesci, abbiamo avuto la possibilità di dare su tutti gli appezzamenti sia il preparato 500 che il preparato 501, di cui vi parlavo nelle ultime newsletter.
La settimana prima di Pasqua, in maniera preventiva e nei vigneti più colpiti dalla peronospora della vendemmia 2025, siamo intervenuti trattando suolo e germogli con il decotto di equiseto. L’equiseto arvense è una pianta antichissima, le cui proprietà furono indicate da Steiner nel “Corso agli agricoltori” nel 1924, e il suo decotto, applicato su suolo e germogli sia in vigneto che nei frutteti, è un ottimo preventivo per le malattie crittogamiche come la peronospora. Data una primavera così umida e piovosa, oltre al decotto abbiamo trattato con zolfo ramato i vigneti per contenere le muffe. La fioritura, tra l’altro, è stata anticipata rispetto alla vendemmia precedente e si è svolta senza alcun problema, regalandoci grappoli sani.
A giugno, terminati i lavori di “mazzunatura”, abbiamo dato la tisana di camomilla e il caolino, una polvere di roccia, al fine di evitare scottature a foglie e grappoli e a tutela delle viti da eventuali insetti nocivi. Luglio ha poi dato il via a un’estate torrida, con temperature molto alte che hanno superato per più giorni i 40 gradi. A fine mese i vinaccioli del moscato erano già maturi e lignificati, gli aromi erano pieni e profumatissimi, così abbiamo deciso di iniziare la vendemmia il 27 luglio con la vigna del “Fondo alla Palma”. Abbiamo continuato la raccolta delle vigne del moscato terminando il 4 agosto con una media di 46 quintali per ettaro. A seguire abbiamo raccolto le uve chardonnay dal 5 al 7 agosto. Continuando a parlare di quelle che sono le nostre varietà a bacca bianca, una nuova uva è stata raccolta il 17 e 18 agosto, ma qui vi lascio un po’ sulle spine, se ne parlerà a tempo debito!
Anche agosto si è rivelato incandescente, soprattutto a partire dalla seconda settimana del mese. Il 24 agosto abbiamo iniziato a raccogliere le nuove vigne di nero d’Avola – Conca alto, Saia e Don Paolo – che presentavano pochi grappoli e che abbiamo dedicato alla produzione del rosato insieme ai suoi appezzamenti storici, Rosa Nera, Signorina, Don Pasquale e Coniglio. Il 28 agosto abbiamo iniziato la raccolta del nero d’Avola per i vini rossi, una parte del vigneto del Coniglio che abbiamo dedicato al rosso e a seguire la vigna vecchia dell’Archimede. Il 29 agosto abbiamo iniziato la vendemmia nella vigna del Parrino che si è protratta fino al 2 settembre. Abbiamo terminato la vendemmia con la vigna Lenza Lunga, il 4 settembre.
Gli acini di nero d’Avola si presentavano piccoli, spargoli, aperti, uve plastiche in parte disidratate con un rapporto decisamente più a vantaggio della buccia rispetto alla polpa. La quantità di liquido ridotta ha portato a una buona concentrazione di acidi e zuccheri, con una maturazione ben uniforme. Nonostante la presenza di acini disidratati, i vini rossi non presentano assolutamente alcuna sensazione di uva cotta o troppo matura, hanno mantenuto un profumo molto fragrante accompagnato da un sorso pieno, succoso e fresco. È stata una vendemmia molto anticipata ma è stata molto lineare, con uve sane e belle, senza alcun problema dal punto di vista fitosanitario o di insetti. Lo racconta bene anche l’infografica che trovate qui sotto (si ingrandisce cliccandoci sopra), con il confronto delle nostre vendemmie dal 2017 a oggi: date di raccolta e temperature stagionali mostrano un’annata tra le più precoci dell’ultimo decennio.
Sono molto soddisfatto del risultato dei vini ottenuti: nonostante le condizioni estreme, le nostre viti si sono comportate benissimo mantenendo un ottimo equilibrio, frutto del lavoro che facciamo da anni sui suoli. Le uve hanno mantenuto un bilanciato rapporto di zuccheri e acidità, i vini sono molto sapidi, tesi ed eleganti, ci fanno ben sperare.
La vendemmia 2026 mi conferma, ancora una volta, una cosa di questo territorio: per quanto estremo possa essere il suo clima riesce sempre a donarci uve fresche e a piena maturazione. Tecnologica, con i giusti zuccheri. Fenolica, con polifenoli maturi. E fisiologica, con la perfetta lignificazione del vinacciolo. E tutto questo senza mai perdere quella sua tipica freschezza. Una freschezza quasi inaspettata, se pensiamo che siamo in un territorio caldo e arido, che di solito in enologia si associa a vini carichi, corposi e poco freschi. I nostri vini sono proprio l’opposto, e ne siamo felici!!!
A presto,
Pierpaolo Messina
